Il tempio di Gerusalemme - Storia - Il mio viaggio in Terrasanta

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Il tempio di Gerusalemme - Storia

16 Settembre 2012
Gerusalemme ai tempi di Gesù

L'antico tempio di Gerusalemme
Il Tempio di Gerusalemme, fin dal momento della sua costruzione, divenne il punto di riferimento della fede e dell'unità della nazione ebraica perché venne associato a tutte le manifestazioni della sua vita religiosa, sociale e politica sia nazionale che estera. È il centro del culto ebraico, la "casa di Dio".
Il tempio di Salomone, anche conosciuto come Primo Tempio, fu, secondo il Tanach, il primo tempio di Gerusalemme ebraico. Costituì il punto focale della religione e fu il luogo dei sacrifici.  Finito di costruire nel X secolo a.C., fu distrutto dai Babilonesi nel 586 a.C.
Secondo la tradizione, i preparativi durarono tre anni; e infine la costruzione ebbe inizio, con gli esperti Fenici come direttori dei lavori e costruttori, nel corso del 4º anno del regno di Salomone.

Il fabbricato seguiva il modello Fenicio, il che rende la cronaca biblica storicamente importante per la conoscenza della configurazione dei templi Fenici, e viceversa. Davide lasciò a Salomone oro e argento in abbondanza, destinati alla costruzione del Tempio.  La Bibbia narra che molte migliaia di manovali ed esperti artigiani vennero impiegati nell'opera.


Enormi pietre preparate nelle cave sottostanti la città furono gradualmente piazzate sulle grandi mura, e sistemate una a ridosso dell'altra senza uso di malta, finché l'intera struttura fu completata. L'edificio era verosimilmente lungo 60 cubiti (27 metri), largo 20 (9 metri) e alto tra i 25 (testo greco) e i 30 (testo ebraico) cubiti (14 metri circa). Altre fonti parlano di un'altezza di 120 cubiti, 54 metri.

Infine, sette anni e mezzo dopo l'inizio, il Tempio fu completato. E rimase, vuoto, sulla cima del Monte Moriah per tredici anni. Non si conoscono le ragioni per questo ritardo; solo alla fine di questo periodo iniziarono le preparazioni per la consacrazione del Tempio. Dopo undici mesi, nel mese di Tishri dell'anno successivo al completamento, ebbe luogo la consacrazione, così che il Tempio fu consacrato nel corso delle festività dell'anno nuovo.

Dopo l'esilio babilonese i Giudei ricostruirono il tempio di Gerusalemme: questa ricostruzione prese il nome di Secondo Tempio.
Con un decreto del 538, Ciro permise ai deportati ebrei di ritornare in patria, riportando con loro i vari utensili rituali d'oro e d'argento, che i babilonesi avevano saccheggiato. Dopo 18 anni diedero inizio alla costruzione del Tempio, i cui lavori durarono 5 anni.

Il nuovo Tempio, nelle sue linee generali, ricalcava lo schema di quello di Salomone, pur non avendone più la ricchezza per mancanza di mezzi. Vi erano i due cortili, uno esterno dove potevano entrare tutti, ed uno interno riservato solo agli ebrei purificati. Nel Santo vi era un piccolo altare d'oro per bruciarvi l'incenso, la «tavola dei pani della proposizione» ed il famoso candelabro a sette braccia: la Menorah, che doveva ardere notte e giorno. Nel Santo dei Santi, la nuda pietra ricordava l'Arca dell'Alleanza scomparsa.

Questo secondo Tempio subì, nel corso di 5 secoli circa, diverse profanazioni e saccheggi, ma il culto fu sempre ripreso dopo le rituali cerimonie di purificazione.
Negli anni 20-19 a.C., Erode decise, di ampliare il Tempio; questo fu rifatto e ne risultò una costruzione veramente grandiosa. A questo scopo assunse 10.000 operai (le notizie sono di Giuseppe Flavio) e, per i lavori nei luoghi proibiti ai laici, fece apprendere il mestiere di muratore a 1.000 sacerdoti. I lavori del nuovo Tempio, benché ultimati nelle sue parti essenziali in 10 anni, si protrassero a lungo. Ai tempi di Cristo i lavori non erano ancora  terminati (lo saranno solo nel 64, appena 6 anni prima della rovina) e significativa sarà la profezia di Gesù: «Non resterà pietra su pietra».

L'opera risultò gigantesca: l'atrio dell'antico Tempio fu raddoppiato e, per ovviare al dislivello del terreno (circa 47 m), furono fatte delle fondamenta in blocchi di pietra enormi (lunghi dai 9 ai 12 m) che ancor oggi destano meraviglia per quanto n'è dato di vederne. Otto porte davano accesso all'area trapezoidale del Tempio.
Il nome «Tempio» indica il complesso di edifici che più o meno direttamente erano connessi con il culto, che si esercitava nel Santuario e sull'altare posto nel cortile antistante. È il centro del culto ebraico, la "casa di Dio", anche se solo in senso simbolico.
Quando negli scritti del Nuovo Testamento si parla del Tempio, ci si riferisce al Tempio Erodiano che è la costruzione fatta a cavallo del I secolo.

Secondo le fonti rabbiniche della Torah Orale si iniziò a costruire il Tempio nell'833 a.C., terminato nell'826 a.C. e distrutto 410 anni dopo.

Tempio è citato più volte nel Nuovo Testamento: Gesù vi si recò più volte durante la sua vita.
Gli Apostoli di Gesù hanno continuato a frequentare il Tempio anche dopo la sua resurrezione. Quando Gerusalemme diventò una città cristiana, il luogo del Tempio fu lasciato in rovina ma fu costruita al bordo della spianata una chiesa, Santa Maria la nuova, in ricordo della presentazione di Gesù al Tempio (questa chiesa sarà distrutta dai mussulmani per potervi costruire la Moschea al-Aqsa).

Gesù tra i dottori
dal Vangelo di Luca

I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l'usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».
Ma essi non compresero le sue parole.

Gesù scaccia i mercanti dal tempio
Vangelo secondo Giovanni

Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: "Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato". I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divora. Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: "Quale segno ci mostri per fare queste cose?". Rispose loro Gesù: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere". Gli dissero allora i Giudei: "Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?". Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome. Gesù però non si confidava con loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c'è in ogni uomo.

La Fortezza Antonia
Il luogo che era stato scelto per la fondazione del Tempio, era apparso subito come la parte più vulnerabile della città, sovrastato com'era dalla vicina altura di Bezetha. Si era pertanto imposta subito la necessità di realizzarvi delle fortificazioni nel caso di possibili guerre. Per questo motivo, con il Tempio, venne eretta anche una torre di difesa.
Negli anni 37-35 a.C., Erode al suo posto costruì una poderosa fortezza che usò anche come palazzo di residenza e la denominò «Antonia» in onore del triumviro romano Antonio. Il re, per tenere più facilmente sotto controllo la casta sacerdotale, riuscì a ottenere che nella fortezza fossero custoditi i paramenti solenni del Sommo Sacerdote; tale usanza fu osservata anche al tempo dei procuratori romani.
Lo storico Giuseppe Flavio, nel suo libro La Guerra Giudaica (5,5-8), ci dà una dettagliata descrizione della Torre o Fortezza Antonia.
Essa aveva l'aspetto di una fortezza con, al suo interno, tutte le comodità di una reggia. Ai quattro angoli sorgevano 4 torri; quella di sud-est era la più alta, dalla sua
cima si poteva vedere tutto il Tempio al quale era collegata da diverse scale. Queste avevano la funzione di permettere il pronto intervento dei soldati qualora si verificassero disordini particolari. Questa eventualità non era infrequente, in occasione delle grandi feste, soprattutto per la Pasqua, festa che ricordava appunto la liberazione dall'oppressione egiziana.
Dopo che Archelao, succeduto nel regno al padre Erode, fu deposto ed esiliato da Augusto, la fortezza fu occupata dalla guarnigione romana. Nei momenti  di maggior tensione, i soldati si spostavano in questa fortezza dalla quale dominavano tutta la spianata del Tempio; era il luogo ideale per controllare quanto avveniva tra la folla che si assiepava durante le grandi feste. Basandosi su questa verosimile supposizione, una tesi localizza il pretorio, di cui si parla nei racconti della Passione, presso la Torre Antonia; infatti dov'era il procuratore ivi era il pretorio. Le narrazioni evangeliche dicono che Gesù, dopo il processo presso Caifa, fu condotto nel pretorio dove era Pilato.
Secondo un’altra tesi, oggi più accreditata, il luogo storicamente più attendibile non è la torre Antonia ma il palazzo di Erode (dove risiedeva Pilato); è una ipotesi di Abel e Benoit (1952), oggi sempre più seguita, ma non dai francescani della Flagellazione.

La fortezza fu al centro di sporadiche lotte fra la setta fanatica degli Zeloti e i soldati romani che la occupavano in un clima di tensione, che andava sempre più crescendo, fin che scoppiò l’aperta rivolta. Nell'anno 66 fu presa d'assalto e occupata dagli Zeloti che la tennero fino alla caduta della città nel 70. La fortezza fu occupata da Tito che la distrusse nel luglio dello stesso anno e, in seguito, non fu più ricostruita.
Quando l'imperatore Adriano fece costruire, sulle rovine di Gerusalemme, la città pagana di Aelia Capitolina, sul luogo della fortezza Antonia fu edificata la porta orientale della città che si apriva su un arco di trionfo a tre arcate di cui una parte è tuttora custodita nella chiesa del Litostroto e, in parte, nell'Arco dell'Ecce Homo ancora visibile sulla strada.