18 Settembre 2012 - Santo Sepolcro - Il mio viaggio in Terrasanta

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18 Settembre 2012 - Santo Sepolcro

18 Settembre 2012

La visita alla Basilica del Santo Sepolcro meritava ovviamente una attenzione particolare ma invece di dilungarmi in superflue descrizioni, delle quali ne sono piene libri religiosi e di storia, volevo soffermarmi su una serie di "flash" che ti lasciano, alla fine, i ricordi più belli.

La gente.
Trovandomi in mezzo a tante persone di tutte le razze e di tutti i paesi, a questa osservazione non potevo ovviamente rimanere indifferente e seduto sui gradini di fianco alla basilica (da dove abbiamo fatto poi la foto storica di gruppo), o in mezzo alla folla, nella chiesa, nel poco tempo disponibile, ho cercato di osservare anche le persone.
Le monache di Madre Teresa di Calcutta, un pope greco, uno ucraino, dei cattolici arabi e degli eritrei nei loro costumi colorati, delle donne ucraine anch'esse nei loro abiti trdizionali..... Dopo tante "uniformi" nere con relativi neri cappelli in preghiera al muro del Pianto, trovare tanta umanità multicolore unita nella fede in Cristo è stata una semplice "cosa bella".

La spiritualità
Frotte di pellegrini si spingevano a volte verso l'altare del Calvario, molti dei quali inginocchiati. Dove iniziava la vera fede per arrivare poi alla superstizione come quelle donne che, senza un minimo di decenza, gettavano profumo sulla lapide dell'unzione raccogliendone poi con stracci e foulard  utilizzandoli forse un domani come  "talismano"?
Il pianto sulla lapide.
Una giovane , forse somala, bella in volto e nel suo tradizionale abito colorato era invece inginocchiata pinagendo sempre sulla stessa lapide dove la tradizione indica dove Gesù era stato posto per la profumazione del corpo. Si alzò dopo un po' ed asciugò le sue lacrime versate sulla lapide con i suoi capelli ed il suo scialle che le copriva la testa. Il ricordo alla parabola di Luca 7, 36-50) era evidente.
Un fariseo invitò Gesù a mangiare con lui. Egli entrò in casa sua e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; fermatasi dietro a lui, si rannicchiò ai suoi piedi e cominciò a bagnarli di lacrime; poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.
Vedendo questo, il fariseo che lo aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta saprebbe chi è questa donna che lo tocca: è una peccatrice». Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Egli rispose: «Maestro, di’ pure». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi la possibilità di restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro gli sarà più riconoscente?». Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». E Gesù gli disse: «Hai giudicato bene». Poi, volgendosi verso la donna, disse a Simone: Vedi questa donna? Sono venuto in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per lavare i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e con i capelli li ha asciugati. Tu non mi hai dato il bacio; lei invece da quando sono qui non ha ancora smesso di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, lei invece mi ha cosparso di profumo i piedi. Perciò ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato. Colui invece al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati». Allora quelli che stavano a tavola con lui cominciarono a bisbigliare: «Chi è quest’uomo che osa anche rimettere i peccati?». E Gesù disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

Sicuramente la ragazza non sarà stata una peccatrice ma avrà probabilmente cercato consolazione da una situazione locale che sia come cristiana che come donna non doveva essere particolarmente facile da vivere. Una manifestazione silenziosa di fede profonda.

Il luogo della Basilica
Ed infine la basilica e la sua eterogenea architettura.
Mai nella storia simili basiliche, come quella del Santo Sepolcro, hanno avuto nei secoli, costruzioni, danneggiamenti, rifacimenti, ulteriori distruzioni, anche complete, ed ancora altri rifacimenti successivi.....in una guerra continua fra il cristianesimo e l'Islam. Un assembramento di stili talmente diversi da rendere il tutto come una entità architettonica indefinibile.
Una continua "sofferenza" nell'accaparrarsi o distruggere il tempio simbolo del cristianesimo come per affermare nei secoli la propria supremazia religiosa.
Una "sofferenza" che resta visibile tuttora non solo tra le pietre millenarie ma tra le diverse fedi che gestiscono la chiesa: cattolici latini, greci ortodossi, Cattolici armeni, Siriaci ortodossi, Copti ortodossi,..... tanto che per editto del saladino le chiavi della chiesa sono tenute per tradizione secolare da una famiglia islamica!

Il luogo del Calvario di Cristo (I-IV secolo)
L'edicola del Santo Sepolcro (La tomba di Cristo)
La Pietra dell'Unzione, ritenuta il luogo dove il corpo di Gesù venne preparato per la sepoltura. È la tredicesima stazione della Croce.
la Santa messa nella Basilica officiata dal nostro accompagnatore don Flavio nella cappella dell'Apparizione (D)
La pianta della chiesa dove sono evidenziati nei vari colori le aree di competenza delle singole professioni cristiane.
Un'immagine "di sfuggita" dell'interno del S. Sepolcro.

Atrio
Nella piazzetta di fronte all'ingresso del Santo Sepolcro osserviamo a sinistra (ovest) le absidi di tre cappelle greche mentre a destra (est) vi sono il convento greco e due cappelle (armena e copta).
A destra, nella facciata della basilica, una scala di 12 gradini porta ad un'edicola in passato ingresso esterno del S. Sepolcro. Ora è la cappella dell'Aaddolorata o dei Franchi.
Delle due porte di ingresso una è murata dai tempi di Saladino. L'altra è custodita da due famiglie musulmane: una conserva le chiavi, l'altra ha il diritto di aprire.

Pietra dell'unzione
Entrando nell'atrio del Santo Sepolcro osserviamo la grande pietra rossastra che ricorda l'atto della deposizione dalla croce di Gesù, ad opera di Giuseppe d'Arimatea e di Nicodemo, per cospargerne il corpo di aromi e unguenti, secondo la tradizione ebraica, e avvolgerlo nel sudario bianco.
E' tradizione durante il periodo pasquale cospargere di aromi e profumi questa pietra.

Il Calvario
A destra della Pietra dell'Unzione una ripida scala porta al piano dove si trovano la X e XI stazione della Via Crucis. Due navate dividono due cappelle una cosidetta dei latini e una dei greci.
Nella prima sono rappresentate la Crocefissione e la Contemplazione della Croce da parte delle pie donne e di Giovanni.
Quella dei greci poggia sulla roccia che sostenne la Croce. Un disco d'argento sotto l'altare ricopre il punto dove era piantata la croce. Ai lati possiamo vedere, sotto una teca di vetro, la roccia della sommità del Calvario.
A questo altare viene posta la XII stazione, mentre la XIII, Gesù deposto dalla croce, è ricordata da un piccolo altare posto tra le due cappelle e dedicato alla Mater Dolorosa.

Cappelle di S. Elena e del ritrovamento della Croce
Scendiamo al piano della Basilica e procediamo per una ventina di metri lungo la parete che chiude il coro dei greci, antico coro dei canonici del S. Sepolcro.
Scendiamo, passando tra le due Cappelle degli Improperi e della Divisione delle vesti, nella Cappella di Sant'Elena appartenente agli armeni, divisa in tre piccole navate con gli altari dedicati a Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, e a S. Disma (buon ladrone).
Dalla navata di destra scendiamo nella cappella latina che ricorda il ritrovamento della Croce di Cristo.

Anastasis
Risaliamo lungo il lato nord e attraversiamo una serie di Cappelle tra le quali il Carcere di Cristo; giriamo intorno al Coro dei Greci e arriviamo alla Rotonda o Anastasis all'interno della quale sorge, al centro, l'edicola del S. Sepolcro che è l'ultima stazione della Via Crucis, la XIV.
Dall'ingresso, in stile orientale, entriamo nella Cappella dell'Angelo. Un frammento della pietra che chiudeva il sepolcro è incastrata in un piedistallo al centro del vestibolo.
Una porta angusta, ci dobbiamo chinare, conduce al S. Sepolcro, dove la pietra originaria della deposizione del corpo di Gesù è stata ricoperta da un rivestimento marmoreo.
L'arredo è a cura delle tre comunità greca, latina e armena.

Basilica del Santo Sepolcro
La basilica del Santo Sepolcro, chiamata anche la chiesa della Resurrezione (Anastasis in greco) , è una chiesa cristiana di Gerusalemme, costruita sul luogo che la tradizione indica come quello della crocifissione, unzione, sepoltura e resurrezione di Gesù.
Attualmente è ricompresa all'interno delle mura della città vecchia di Gerusalemme, al termine della Via Dolorosa, e ingloba sia quella che è ritenuta la «collina del Golgota», luogo della crocifissione, sia il sepolcro scavato nella roccia, dove il Nuovo Testamento riferisce che Gesù fu sepolto.
Oggi è la sede del Patriarcato ortodosso di Gerusalemme, il quale, al centro della chiesa, vi ha il proprio Katholikon, ossia la propria cattedrale.
Formalmente è anche la sede del Patriarcato di Gerusalemme dei Latini; tuttavia il Patriarca cattolico latino non ha la libertà di celebrare se non negli spazi e nei tempi assegnati nel 1852 dallo Statu Quo alla Custodia di Terra Santa e secondo gli accordi con la stessa comunità monastica.
Il luogo del Santo sepolcro, originariamente la tomba vuota di Gesù, fu sempre oggetto di venerazione da parte dei cristiani.
La prova archeologica della sua esistenza risale al II secolo, ed è inconfutabile poiché viene da fonte non cristiana. Nel 135 l'esercito romano represse la lunga rivolta di Bar Kokhba (132–135). Per punire gli ebrei, l'imperatore Adriano ordinò la distruzione di Gerusalemme, facendo radere al suolo anche i luoghi più sacri per gli ebrei. Gerusalemme fu ricostruita come Aelia Capitolina, mentre sui luoghi sacri vennero eretti templi pagani.
Uno solo di questi fu costruito fuori dalle mura della città, in mezzo a un cimitero. Dal momento che mai un ebreo si sarebbe recato a pregare in una zona funeraria, il luogo non poteva che essere, dunque, il punto principale di ritrovo per i cristiani, cioè il luogo dove essi si ritrovavano per fare memoria di Gesù.
I romani ricoprirono il sito di terra; sopra vi fu edificato un Tempio dedicato a Venere.

Al Concilio di Nicea del 325, il vescovo di Gerusalemme, Macario, invitò l'imperatore Costantino, da poco convertitosi al cristianesimo, a distruggere i templi pagani nella Città Santa.  Costantino ordinò che il luogo sacro venisse riportato alla luce (325-326) e ordinò a Macario di costruire una chiesa su quel luogo. Venne costruita così la Basilica costantiniana.
La chiesa di Costantino fu costruita attorno alla collina della crocifissione, ed era in realtà composta da tre chiese collegate, costruite sopra tre differenti luoghi santi:
1. una grande basilica (il martyrium; la più antica testimonianza su di esso si deve alla pellegrina cristiana Egeria, che visitò l'area negli anni 380),
2. un atrio chiuso colonnato (il triportico) costruito attorno alla tradizionale roccia del Calvario,
3. una chiesa rotonda, chiamata anastasis ("resurrezione"), che conteneva i resti della grotta che Elena e Macario avevano identificato come luogo di sepoltura di Gesù.
L'anastasis e il martyrium vennero inaugurati il 14 settembre del 335. La roccia circostante venne scavata e la tomba venne inglobata in una struttura chiamata edicola  al centro della rotonda. La cupola della rotonda venne completata alla fine del IV secolo, sostituendo un deambulatorio che anticamente circondava il Sepolcro.
Il nuovo edificio venne danneggiato dal fuoco nel 614 quando i persiani di Cosroe II invasero Gerusalemme e si impossessarono della Vera Croce.

Nel 630, l'imperatore bizantino Eraclio marciò trionfalmente in Gerusalemme e riportò la Vera Croce nella ricostruita chiesa del Santo Sepolcro. Sotto i musulmani il luogo rimase una chiesa cristiana. I primi governanti musulmani protessero i luoghi cristiani della città, proibendone la distruzione e l'uso come abitazione.
Nel 966, durante una rivolta, le porte e i tetti furono bruciati. Alla fine del X, o agli inizi dell'XI secolo, giunsero a Gerusalemme alcuni pellegrini, secondo la tradizione in numero di due, che al loro ritorno portarono delle reliquie del Santo Sepolcro; giunti in Italia si fermarono lungo il percorso, non molto distanti dalle sorgenti del fiume Tevere, e qui si ritirarono a vita eremitica, custodendo in un ospizio le preziose reliquie.
Il 18 ottobre 1009 l'edificio originale venne distrutto completamente dal "pazzo" Imam/Califfo fatimide al-Hakim bi-Amr Allah, che sradicò la chiesa fino alle fondamenta. L'edicola, i muri orientale e occidentale e il tetto della tomba scavata nella roccia in essa racchiusa vennero distrutti o danneggiati (i resoconti dell'epoca sono discordanti), ma i muri nord e sud vennero probabilmente protetti da ulteriori danni dalle macerie.

Nel 1048, a seguito di un accordo tra Il Cairo e Costantinopoli, una serie di piccole cappelle venne eretta sul sito da parte dell'imperatore Costantino IX. I lavori dovettero seguire le rigide condizioni imposte dall'Imamato fatimide. I siti ricostruiti vennero conquistati dai cavalieri della prima crociata il 15 luglio 1099.
Il cronista Guglielmo di Tiro, riporta la data della ricostruzione a metà del XII secolo, quando i crociati iniziarono a restaurare la chiesa in stile romanico e vi affiancarono un campanile. Questi rinnovamenti unificarono i luoghi santi e vennero completati durante il regno della regina Melisenda, nel 1149. La chiesa divenne sede dei primi patriarchi latini .
La chiesa, assieme al resto della città, fu presa da Saladino nel 1187, anche se il trattato firmato dopo la terza crociata consentì ai pellegrini cristiani di continuare a visitare il sito. L'imperatore Federico II del Sacro Romano Impero riconquistò la città e la chiesa . Sia la città che la chiesa vennero conquistate e pesantemente saccheggiate dall'impero corasmio (Khwarezmshah) nel 1244.
I frati francescani la rinnovarono ulteriormente nel 1555, essendo stata trascurata nonostante l'afflusso di un sempre maggior numero di pellegrini. Un nuovo incendio danneggiò gravemente la struttura nel 1808, provocando il crollo della cupola della rotonda e la distruzione delle decorazioni esterne dell'edicola.

L'esterno della rotonda e dell'edicola vennero ricostruiti nel 1809-1810 dall'architetto Komminos di Mitilene, nello stile barocco turco dell'epoca. Il fuoco non raggiunse l'interno dell'edicola: le decorazioni in marmo della tomba, risalenti al restauro del 1555, rimasero intatte. Nel 1840, durante un nuovo incendio, decine di pellegrini vennero calpestati a morte. La cupola attuale risale al 1870. Un grande restauro moderno ebbe inizio nel 1959, comprendente anche il restauro della cupola nel 1994-1997.
Oggi il rivestimento in marmo rosso applicato all'edicola da Komminos è deteriorato e si sta staccando dalla struttura sottostante. Dal 1947 viene tenuto in posizione da un'impalcatura in travi di ferro installata dal mandato britannico. Non si è ancora concordato un piano per il suo restauro.
Dal 1852: lo «Statu quo»
Nel 1847 papa Pio IX ristabilì a Gerusalemme il patriarcato di Gerusalemme dei Latini ed eresse la basilica del Santo Sepolcro a cattedrale patriarcale, tuttavia nel 1852 fu emanato un decreto ottomano  per porre fine ai violenti dissidi soprattutto tra la Chiesa ortodossa greca e la Chiesa apostolica romana, rappresentata dalla Custodia di Terra Santa dell'ordine francescano. Il decreto, tuttora in vigore, ripristinò la situazione risalente al 1767, tenendo conto degli ulteriori diritti acquisiti anche da altre comunità cristiane, quali la Chiesa apostolica armena, la Chiesa ortodossa copta e la Chiesa ortodossa siriaca.
Esso assegnò la Basilica quasi interamente ai greci ortodossi, il cui Patriarca vi ha infatti tutt'oggi la cattedra ed il katholikon, regolando altresì tempi e luoghi di adorazione e celebrazione per ogni Chiesa  Dal XII secolo le famiglie palestinesi musulmane Nusayba e Ghudayya, incaricate dal Saladino in quanto neutrali, sono custodi della chiave dell'unico portone di ingresso, sul quale nessuna Chiesa ha diritto.

Cronologia storica del Santo Sepolcro

  • 135 - Il Santo Sepolcro rimase praticamente immutato fino al 135 quando l'imperatore Adriano, dopo aver sedato la rivolta di Simon Bar Kokheba, distrusse Gerusalemme e decise di trasformarla in una colonia romana. Fece anche costruire sopra i luoghi sacri della passione di Cristo dei templi pagani.

  • 325 - Dopo il concilio di Nicea l'imperatore Costantino I ordinò l'edificazione di una chiesa nei luoghi della passione di Gesù. L'anno successivo Elena, la madre di Costantino, dopo aver fatto abbattere i templi pagani, scoprì il Santo Sepolcro e gli altri luoghi della passione di Gesù.

  • 335 - Consacrazione dell''Anastasis, chiesa sorta nel luogo del Santo Sepolcro e facente parte di un complesso di tre chiese posizionate nei luoghi della passione di Gesù. All'interno di essa la pietra è stata scavata e il Santo Sepolcro è stato circondato da una edicola (in latino aediculum, piccolo edificio).

  • 614 - Gerusalemme venne occupata dal re persiano Cosroe II di Persia e la basilica venne incendiata.

  • 629 - Gerusalemme venne riconquistata da parte dell'imperatore Bizantino Eraclio I di Bisanzio; ha inizio il restauro della Basilica.

  • 637 - Gerusalemme venne invasa dal califfo 'Omar ibn al-Khattāb, i luoghi cristiani non vengono distrutti.

  • 966 - Incendio dell''Anastasis da parte del governatore musulmano.

  • 1009 - Distruzione completa della basilica da parte del califfo Al-Hakim bi-Amr Allah.

  • 1014 - Avvio della ricostruzione della basilica da parte della madre del califfo Al-Hakim bi-Amr Allah, che era cristiana.

  • 1048 - Conclusione del restauro.

  • 1099 - Gerusalemme venne conquistata da parte dei crociati; ristrutturazione in stile romanico della basilica.

  • 1555 - Ristrutturazione della basilica da parte dei francescani.

  • 1808 - Un incendio distrusse quasi completamente la basilica. Il Santo Sepolcro all'interno dell'edicola rimase illeso.

  • 1810 - Ricostruzione della cupola dell''Anastasis, ristrutturazione della parte esterna dell'edicola.

  • 1959 - Restauro generale della basilica.

Marco cap.15
Passione e morte di Gesù

Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo.
Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. 26La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». 31Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».
Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.
Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.

Marco cap. 16
Resurrezione di Gesù

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. 5Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”». Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite.
Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.