L'esperienza del deserto - Il mio viaggio in Terrasanta

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L'esperienza del deserto

le esperienze
Il deserto
la prova , la tentazione e la missione

Nel viaggio che abbiamo percorso da Amman verso Petra di circa 250 km di deserto ho ripensato all'ultima parte del viaggio che sicuramente Mosè percorse con il suo popolo ed era la prima volta che mi trovavo in una zona scarsamente abitata.
Un deserto particolare non di sola sabbia ed infinito come normalmente si pensa a quello del Sahara ma formato invece da una serie di zone pianeggianti a volte sassose con leggere colline. Non era un deserto morto, disabitato ma con alcune abitazioni lungo la strada e qualche piccola zona verde dove forse c'era acqua a sufficienza per bagnare però poche piante.
Fra i miei pensieri mi erano pertanto venute alla mente le parole citate nel titolo poichè nell'ambito della Bibbia rivestono insieme un significato molto importante.

In particolare da sempre il deserto, arido, senza vita e vegetazione ha sempre assunto nella Bibbia il significato di ciò che Dio non ha benedetto ed abitato da demoni. Una terra difficile e pericolosa; in pratica la nostra vita non scevra spesso di delusioni e difficoltà di ogni genere.
Questo deserto riferito però anche all'area geografica nella quale ero, non è sconfinato e quasi impossibile da attraversare come il Sahara ma presente tra territori limitrofi vivibili come il deserto del Sinai, del Negeb in Israele e soprattutto questo deserto Giordano ai confini con Israele.
Difficoltà quindi non insormontabili e che se abbiamo costanza e fede nella vita, sono superabili.

Ovviamente parlando di deserto ritorna alla mente l'esodo degli ebrei nel deserto del Sinai dove in un periodo di 40 anni errarono in attesa di trovare la terra promessa.
In pratica Dio aveva salvato il popolo ebraico dalla schiavitù ma come avviene anche oggi con noi Dio ci offre dei doni ma ci mette sempre alla prova se siamo in grado di meritarceli con un continuo conflitto interiore per raggiungere una coerenza cristiana nei nostri pensieri e nei nostri atti.

Il tempo passa ma l'uomo rimane disgraziatamente sempre lo stesso dove anche noi continuiamo, nel “deserto” delle nostre difficoltà quotidiane sempre a chiedere, principalmente salute e beni materiali, pronti ad inveire o dubitare come gli ebrei di un tempo se rimaniamo in difficoltà.
Un fede labile che dobbiamo accrescere poiché Dio ci è sempre fedele senza mai abbandonarci in ogni circostanza come avvenne per la manna e per la fonte d'acqua fatta trovare da Mosè nei pressi di Petra.

A cosa si contrappone questa speranza e questa fede? La tentazione.
La tentazione di “cambiare strada”, di non fidarsi più e quindi di rinnegare Dio dubitando di Lui appena non vediamo, appena non assistiamo, ad eventi più o meno straordinari che possano cambiare la nostra vita.
Cosa c'è di diverso di noi dagli ebrei di un tempo? Niente.
Questo deserto, questo “cammino” rappresenta pertanto anche per un cristiano una prova e il segno della “missione” che deve compiere in mezzo agli altri allontanandosi dalle tentazioni del demonio, vivendo sempre nella fede e nella speranza di non rimanere mai soli.

Sul tema della “missione” volevo aggiungere però un commento relativo a questa esperienza.
In questa parte del deserto quasi sicuramente attraversato da Mosè ho trovato lungo il percorso delle piccole abitazioni completamente recintate con un rigoglioso giardino all'interno.
Mi sono poi ricordato che questo deserto è ricco di fosfati, quindi molto fertile e bastava pertanto una piccola e forse insignificante sorgente d'acqua per far crescere la vita

Cosa mi ha suggerito allora tutto questo ?
La missione di un cristiano è anche quella di portare umilmente in questo “deserto” anche al prossimo desideroso e "fertile" di ricevere anche un gesto ed una piccola parola di conforto; quel piccolo goccio d'acqua di amore e disponibilità per genare e far crescere la speranza come quel rigoglioso giardino.
La fonte di Mosè nelle vicinanze di Petra ed il deserto giordano