12 Settembre 2012 - Cafarnao - Il mio viaggio in Terrasanta

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12 Settembre 2012 - Cafarnao

12 Settembre 2012
La sinagoga di Cafarnao
La sinagoga di Cafarnao e la rappresentazione dell'Arca dell'Alleanza su un bassorilievo proveniente dalla sinagoga stessa.

Ripreso il pulmann, dopo appena 2-3 chilometri arriviamo a Cafarnao. La piccola cittadina sul lago dove c'era la casa di Pietro e dove Gesù abitò presso di lui dopo essere stato cacciato da Nazareth.
Cafarnao riveste nel Vangelo una particolare importanza e molte sono le testimonianze riportate anche sui miracoli da lui compiuti.
In relazione all'importanza del luogo avremmo voluto restare di più lasciando il tempo non solo per fare alcune foto degli scavi e della sinagoga ma anche per meditare, estraniandosi possibilmente dall'affollamento di pellegrini.
Non fu disgraziatamente possibile poichè alle 11.00 precise avevamo l'appuntamento per prendere il barcone di legno per attraversare il lago fino ad Ein Gerev. La serie di informazioni allegate almeno permettono di approfondire storicamente meglio una visita affrettata.

Cafarnao capitello della sinagoga

Cafarnao
Cafarnao svolge un ruolo particolare nella vita e nelle opere di Cristo. I Vangeli narrano che Gesù all’inizio della sua vita pubblica lasciò Nazareth dopo esserne cacciato,  per trasferirsi a Cafarnao dove radunò i primi discepoli.
Cafarnao fu la patria degli apostoli Pietro e suo fratello Andrea, di Giovanni e Giacomo, i figli di Zebedeo, entrambi pescatori. Probabilmente Gesù fu ospitato e visse nella casa di Pietro a Cafarnao dove vi guarì sua suocera ed il paralitico, che fu calato dal tetto.

Situata sulla romana "via Maris", la grande carovaniera verso la Siria, al tempo di Gesù era un centro importante, presidiato da una guarnigione romana con un centurione che la comandava, con un posto di dogana e con tanto di esattore delle imposte. "Entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione..." che dice a Gesù "«...anch'io, che sono subalterno, ho soldati sotto di me...»" (Matteo 8, 5-9) "Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Egli, alzatosi, lo seguì." (Marco 2, 14)

Dal II secolo iniziò il periodo più fiorente di Cafarnao. Dopo l'occupazione araba del 638 la città cominciò a declinare rapidamente, ed il colpo di grazia fu un terremoto che la distrusse un secolo dopo.
Le rovine della sinagoga di Cafarnao in una foto di fine Ottocento/inizi Novecento prima degli scavi.
La città venne così abbandonata, anche se alcune famiglie arabe vi rimasero fino alla guerra araboisraeliana
del 1948.
L'americano E. Robinson, che visitò il luogo nel 1838, così lo descrisse: "Il sito è completamente deserto e triste. Solo alcuni Arabi dei Semekiyeh vivono nelle tende ed hanno costruito in mezzo alle rovine alcune catapecchie."
Le rovine continuarono ad essere danneggiate, saccheggiate e depredate dai beduini della zona e dagli abitanti di Tiberiade fino a quando, nel 1894, i Francescani riuscirono ad acquistare la maggior parte del terreno dove si trovavano le rovine, erigendovi un muro di protezione per evitare ulteriori manomissioni.

A partire dal 1905 iniziarono le campagne di scavo, condotte dagli archeologi tedeschi H. Kohl e C. Watzinger della Deutsche Orient-Gesellschaft, poi dall'architetto francescano Wendelin von Menden, da padre Gaudenzio Orfali ed in seguito dall'archeologo francescano Virgilio Canio Corbo e da padre Stanislo Loffreda.
L'intento, per nulla nascosto, di queste campagne di scavo era di riportare alla luce la casa di Pietro, la casa cioè dove aveva abitato anche Gesù.

La scoperta avvenne partendo da due capisaldi: la sinagoga di Cafarnao, i cui resti erano riconoscibilissimi, e gli indizi che ci danno i Vangeli ed i primi pellegrini. "Uscito dalla sinagoga entrò nella casa di Simone."(Luca 4, 38) "E, uscito dalla sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea..." (Marco 1, 29)
I Vangeli ci fanno intendere che la casa di Simon Pietro non doveva essere molto lontana dalla sinagoga e quindi gli archeologi cominciarono le ricerche proprio dalla sinagoga verso il lago, pensando che essendo Pietro un pescatore avesse la casa nelle vicinanze della riva. Ed ebbero ragione.
Ad una trentina di metri dalla sinagoga sulla strada principale del villaggio in direzione nord-sud scoprirono la casa di Pietro e ne ricostruirono la storia.
Nel 1968 la casa fu identificata con quella dell’Apostolo Pietro grazie alla presenza di alcuni attrezzi da pesca ivi rinvenuti, ma, soprattutto, per il ritrovamento di alcuni graffiti, raffiguranti Gesù e l‘Apostolo Pietro, databili al II secolo d.C.
Una successione di pavimentazioni si succede dal primo secolo avanti Cristo fino verso la fine del primo secolo dell'era cristiana.
Dati archeologici fanno ritenere che già nel tardo primo secolo la casa fosse adibita a luogo di riunioni ed oggetto di culto per la presenza di graffiti devozionali.
La pellegrina Egeria che visitò Cafarnao attorno al 380 poteva testimoniare che la casa era stata trasformata in chiesa: "In Capharnaum autem ex domo apostorum principis ecclesia facta est, cuius parietes usque hodie ita stant, sicut fuerunt." (cioè: a Cafarnao la casa del principe degli apostoli fu trasformata in chiesa. I muri sono restati fino ad oggi tali quali erano).
Puntualmente gli archeologi hanno messo in evidenza un ampliamento di una precedente "domus-ecclesia" verso la fine del IV secolo. Poi nel V secolo venne edificata attorno alla casa una chiesa bizantina ottagonale che la inglobava.
Un anonimo pellegrino piacentino verso il 570 d. C. scrisse: "Item venimus in Capharnaum in domo beati Petri, quae est modo basilica" (cioè: ugualmente venimmo a Cafarnao nella casa del beato Pietro, che è una basilica).
Nel 1990 venne consacrato un moderno memoriale, opera dell'architetto Ildo Avetta, che resta come sospeso sopra i resti della casa di Pietro.


Cafarnao
Cafarnao
la sinagoga di Cafarnao
Questo è l'antico pavimento della prima sinagoga di Cafarnao dei tempi di Gesù.
la sinagoga di Cafarnao

Marco 1,21-28
Gesù libera l'indemoniato

Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: "Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! lo so chi tu sei: il santo di Dio". E Gesù lo sgridò: "Taci! Esci da quell'uomo". E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: "Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!". La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea.

Marco1,29-32
Gesù guarisce la suocera di Pietro
"E, usciti dalla sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli."
"Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano".

Marco Mc 2,1-12
Gesù guarisce il paralitico nella casa di Pietro

Ed entrò di nuovo a Cafàrnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa
e si radunarono tante persone, da non esser­ci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola. Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone.
Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov'egli si trovava e, fatta un apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico.
Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».
Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?». Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori?
Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina?
Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino - disse al pa­ralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e va' a casa tua». Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbia­mo mai visto nulla di simile!».

La casa di Pietro a Cafarnao
Cafarnao
Cafarnao
Cafarnao

Gli scavi di Cafarnao
Cafarnao aveva relazioni commerciali con l'alta Galilea, il Golan, la Siria, la Fenicia, l'Asia Minore, Cipro e l'Africa, come risulta dalle monete e dalla ceramica importata da queste regioni. Stupisce al contrario la scarsità di contatti con il centro e il sud della Palestina.
La presenza di un distaccamento di soldati romani a Cafarnao (Lc 7,110; Mt 8,5-13) sottolinea l'importanza del villaggio come punto di transito per i numerosi viaggiatori. Inoltre Cafarnao controllava almeno 8 km di spiaggia, a partire dalle sorgenti chiamate attualmente di et-Tabgha fino all'alto Giordano. Anche oggi questo tratto del lago è particolarmente ricco di pesce. Non sembra casuale che parecchi discepoli di Gesù erano pescatori. E' anche significativo che Pietro e suo fratello Andrea abbiano lasciato la loro città natale di Betsaida, stante nell'altra parte del lago, e si siano stabiliti a Cafarnao, come ambiente più idoneo alla loro attività di pescatori.
L'agricoltura conosceva un grande sviluppo. Gli scavi hanno messo in luce pressoi per olio, macine per grano e cereali, mortai, grossi piatti e crateri in pietra. Questi oggetti, per lo più in pietra basaltica locale, erano prodotti nella stessa Cafarnao, come sembrano attestare alcuni pezzi incompiuti; essi erano considerati una preziosa eredità familiare. La lavorazione dei vasi in vetro costituiva un'altra attività industriale del villaggio.
Lo scavo sistematico di una parte dell'antico villaggio permette di ricostruire la fisionomia dei quartieri residenziali. Le case private scavate fino ad oggi sono piuttosto modeste, ma non povere. Esse inoltre non sembrano rivelare profondi dislivelli economico-sociali, almeno nella parte da noi scavata. Per la costruzione dei muri e dei pavimenti veniva usata la pietra vulcanica basaltica per lo più non ritoccata. I muri non avevano delle vere fondamenta e le case ad un solo piano difficilmente potevano raggiungere più di 3 m d'altezza, a giudicare dai gradini preservati che conducevano al terrazzo. I ricorsi abbastanza regolari erano rinforzati con pietruzze e terriccio ma senza malte consistenti, almeno durante il periodo ellenistico e romano. Anche nel periodo bizantino l'uso di buone malte fu piuttosto raro. Tetti leggeri, fatti di travetti di legno e di terra battuta mescolata a paglia, coprivano le basse stanze della casa ed erano raggiungibili dai cortili aperti attraverso scalini in pietra.

Le abitazioni private seguono uno schema abbastanza costante: esse si compongono di varie stanzette ricoperte da un tetto, raggruppate attorno ad un grande cortile a cielo aperto. L'ampio cortile era in realtà il centro della casa. Le sue vistose dimensioni, confrontate con quelle più modeste delle stanzette coperte, erano forse consigliate dalle condizioni climatiche di Cafarnao, dove la temperatura estiva si fissa intorno ai 35 gradi.
Le stanze basse della casa ricevevano la luce attraverso una serie di finestre che si affacciavano sul cortile interno. Esse servivano di rifugio per la notte, specialmente durante la stagione delle piogge, e di ripostigli. Buona parte però delle attività della vita giornaliera si svolgeva nel cortile. Così le macine e i forni sono stati sempre ritrovati nel cortile: là le donne preparavano i pasti e gli artigiani lavoravano; probabilmente è anche là che la gente soleva dormire durante l'estate, coricandosi sulle stuoie. Non vi erano servizi igienici, né drenaggi delle acque. A Cafarnao non abbiamo neppure trovato cisterne come nella vicina Korazim, né sili sotterranei come a Nazaret. La mancanza di queste cose si spiega per la vicinanza del lago e per la natura del sottosuolo non roccioso. C'è da pensare che una casa del genere, formata da un cortile centrale a cui fanno capo varie camerette coperte e generalmente con un solo ingresso dalla strada, servisse a più famiglie che vivevano allo stato patriarcale.


Non tutte le strutture del villaggio seguono questo modello: sul lato orientale della grande strada che costeggia la sinagoga vi sono ambienti privi di cortili, di scalini, di finestre e di focolari e che comunicano con la strada principale attraverso numerose porte. Si tratta probabilmente di negozi del villaggio, quali si usano ancora oggi nei bazaar orientali.
Il piano generale del villaggio non dà affatto l'idea d'una installazione rurale fatta a casaccio. Al contrario possiamo rappresentarci un grande villaggio, dove mercanti, artigiani, agricoltori e pescatori costruirono le loro abitazioni e negozi secondo un piano prestabilito e armonico. Le strade principali seguono il tracciato da nord a sud e sono intersecate da viuzze più modeste secondo il modello ellenistico-romano consistente nel cardo-maximus (strada principale impostata da nord a sud) e dai decumani (strade in direzione est-ovest). L'intersezione delle vie nord-sud, con le viuzze est-ovest ha concorso alla formazione di parecchi quartieri, che noi chiamiamo "insulae".